Dal 30 maggio al 27 luglio 2008 lo Spazio Zero della GAMeC ospita la mostra Data Recovery a cura di Övül Durmusoglu, vincitrice della IV Edizione del Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte – EnterPrize.

Segnalata da Sabine Breitwieser (curatore indipendente, Vienna), Övül Durmusoglu è stata premiata nel giugno 2007 da una giuria internazionale composta da Dan Cameron (Direttore per le arti visive CAC – Contemporary Arts Center, New Orleans), Ralph Rugoff (Direttore Hayward Gallery, Londra) e Giacinto Di Pietrantonio (Direttore GAMeC, Bergamo).

Il progetto di Övül Durmusoglu si ispira a Tlön, Uqbar, Orbis Tertius dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, in cui la rappresentazione di un mondo non reale citato in un’enciclopedia si insinua progressivamente nella realtà fino a sostituirla completamente. La parabola narrativa di questo racconto diventa la chiave di interpretazione di alcune pratiche artistiche contemporanee legate alla produzione di sapere e dall’altro porta lo spettatore ad interrogarsi su come la memoria, la storia e l’attualità siano influenzate.

In tempi in cui i mass media manipolano e diffondo le informazioni a grande velocità ed attribuiscono alla conoscenza la valenza di merce, gli artisti tendono a concentrarsi, invece, su dati ed informazioni nascosti e non privilegiati. Per questo motivo Data Recovery prende il titolo dal processo di recupero dei dati da mezzi di archiviazione danneggiati, abbandonati o inaccessibili, quando questi non possono essere recuperati.

Gli artisti invitati – Julie Ault e Martin Beck, Michael Blum, Banu Cennetoglu, Goldin+Senneby, Klub Zwei, Susanne Kriemann – trattano il tema dell’informazione come un campo d’azione e non come dato passivo.
Nel lavoro a parete, Information, Julie Ault e Martin Beck trasformano i dati socio-economici risultanti dall’andamento delle politiche di sviluppo sociale del governo statunitense dal 1964 ad oggi in un progetto artistico che dichiara apertamente l’opposizione a tale sistema. La video installazione The Three Failures di Michael Blum, intrecciando le strade delle città di Malmö, Riga e New York, mette in scena una fiaba assurda sui fallimenti delle grandi ideologie del XX secolo: capitalismo, democrazia e socialismo. Determined Barbara, installazione fotografica di Banu Cennetoglu, porta ad interrogarsi sull’esistenza di un campo di addestramento militare della SFOR (Stabilisation Force in Bosnia and Herzegovina) costruito a Glamoc cacciando gli abitanti.

Goldin+Senneby presentano il lavoro Gone Offshore – appositamente realizzato per la mostra e parte del progetto in progress Looking for Headless – invitando lo scrittore John Barlow ad intrattenere, durante l’inaugurazione, una conversazione con Övül Durmusoglu sul viaggio alle Bahamas realizzato per Looking for Headless. L’incontro verrà ripreso e ne scaturirà un video proiettato alla GAMeC durante la collettiva; sarà disponibile, inoltre, il diario di bordo tenuto da Barlow pubblicato in italiano per l’occasione. Nella video installazione Väter Täter, Klub Zwei sottolinea come alcuni aspetti della storia, come il nazional-socialismo, siano ancora vivi nella società contemporanea e condizionino le vite dei discendenti dei responsabili di gravi colpe del passato. Susanne Kriemann con il libro d’artista dal titolo 12 650 000, realizzato appositamente per la mostra, si concentra sulla pesante struttura “Grossbelastungskörper” – collocata nel distretto di Tempelhof a Berlino nel 1941 su commissione dall’architetto nazista Albert Speer – rivisitandone la storia in un formato inatteso.

Data Recovery è realizzata con il sostegno di: IASPIS (International Artists’ Studio Program in Sweden), The Netherlands Foundation for Visual Arts e Forum austriaco di cultura a Milano.