La storia della GAMeC è la storia delle sue raccolte d’arte, frutto di una sequenza di preziose donazioni, espressione della lungimiranza e della generosità dei collezionisti del territorio bergamasco. Una storia in divenire, segnata dall’impegno di un’intera comunità che, in tempi diversi, ha affidato alla Galleria lasciti e comodati, in un arco temporale che dal 1991 – anno di fondazione della GAMeC – arriva fino a oggi. ​Un “oggi”che non è un punto fermo, esaurito, ma una soglia mobile, di volta in volta riposizionata sempre più in avanti, in continua evoluzione, saldata alla storia​ della città e ​alle sue prospettive future.

Attorno a questa storia nasce La Collezione Impermanente, un​a piattaforma di ricerca, espositiva e laboratoriale – concepita come una parte fondamentale del nuovo programma culturale della GAMeC, impostato da Lorenzo Giusti – ​che riflette sul carattere dinamico – e per certi aspetti contraddittorio – di una collezione solitamente definita per mezzo dell’attributo contrario (permanente) e che, attraverso una serie di appuntamenti, metterà in campo un’azione programmatica che andrà a costituire allo stesso tempo uno strumento di ricerca sul patrimonio custodito, uno spazio di riflessione sul collezionismo e sulle politiche istituzionali di acquisizione e un terreno di sperimentazione curatoriale propedeutico all’apertura della nuova sede della Galleria, prevista per il 2022, e all’acquisizione di nuovi nuclei di opere per la città.

Il lancio della piattaforma è stato affidato all’artista rumeno Dan Perjovschi, invitato a progettare una provocatoria campagna pubblicitaria per gli spazi cittadini e per i canali social della Galleria, orientata alla riflessione sulla crisi del modello tradizionale di museo legato alle collezioni e, al contempo, sulla problematica trasformazione delle istituzioni culturali in spazi per eventi tendenti alla spettacolarizzazione.
Celebre per i suoi interventi murali nei più grandi musei del mondo, come il MoMA di New York o la Tate Modern di Londra, e per le sue vignette sarcastiche, Perjovschi ha trasformato il disegno in un mezzo di informazione e di commento critico, concentrandosi su tematiche socio-politiche sia generali che di settore, come la separazione tra cultura alta e bassa, le contraddizioni del sistema dell’arte e l’opera d’arte come bene-feticcio. In occasione dell’apertura del nuovo ciclo di mostre, l’artista è stato inoltre invitato a realizzare un intervento site-specific per gli spazi della GAMeC, nell’ambito de La Collezione Impermanente #1.

Primo degli appuntamenti di questa nuova piattaforma, la mostra – a cura di Valentina Gervasoni e A. Fabrizia Previtali – racconta il costituirsi e l’evolversi della Collezione, presentando una selezione dei principali nuclei di opere della raccolta in relazione al loro periodo di ingresso in museo, facendo convivere, dentro un insieme articolato e a tratti cacofonico, autori moderni, maestri del Novecento e opere d’arte contemporanea, assecondando in questo modo la complessa articolazione del patrimonio della GAMeC, comprensivo anche del capitale librario conservato nella biblioteca congiunta Accademia Carrara/GAMeC, resa per la prima volta accessibile al pubblico direttamente dalle sale della Galleria.

Il percorso espositivo segue un andamento cronologico, che include le opere del Comune di Bergamo comprese nella collezione dell’Accademia Carrara prima della costituzione formale della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea nel 1991; una selezione di lavori della Raccolta Spajani – che ebbe il pregio di tracciare chiaramente la volontà di portare le Collezioni della Galleria oltre il gusto ottocentesco –; un nucleo di dipinti della Raccolta Stucchi acquisiti nel 2004 e opere provenienti, tra le altre, dalle raccolte Colombo, Cugini, Lorioli, Radaelli e Zucchelli. Infine, i lasciti più recenti, con una sezione dedicata alle donazioni di artisti e collezionisti del nuovo millennio comprensiva delle opere entrate a far parte della Collezione della GAMeC nel corso delle edizioni del Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte – EnterPrize, di Meru Art*Science Award, del Club GAMeC Prize e della serie di mostre realizzate in onore del collezionista Arturo Toffetti.

All’interno de La Collezione Impermanente #1 sono inoltre presentati al pubblico l’opera Delfino di Pino Pascali (1966) – ultima importante acquisizione, pervenuta alla GAMeC per volontà di Tito Spini – e la donazione Lampugnani, composta da un nucleo di piccoli manufatti in bronzo e oro realizzati da Giacomo Manzù, in un progetto espositivo a cura di M. Cristina Rodeschini.