Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.

Da Occasioni di E. Montale

Nel corso di questi mesi di pandemia, che hanno così profondamente inciso sulle persone, sui loro affetti, ma anche sul tessuto che tiene insieme la nostra collettività, si è levata in modo forte, a più voci, una richiesta: che qualcuno accettasse di farsi carico, con sensibilità e competenza, della rielaborazione dei lutti, della solitudine davanti alla morte dei familiari, ma anche della condivisione e dei racconti di chi, nelle strutture sanitarie, nelle comunità e nelle residenze per anziani, ha accompagnato fino agli ultimi istanti queste persone. Chi c’era, per professione e impegno, e chi non poteva esserci, per  restrizioni sanitarie. Due voci e due universi, entrambi feriti e sofferenti, che possono trovare nel confronto e nella condivisione una strada di rigenerazione.
I mediatori umanistici della Caritas Bergamasca hanno una relazione di lunga data con i Servizi Educativi della GAMeC, e dall’incontro tra queste due realtà, entrambe sensibili a questa richiesta, entrambe legate al tema della collettività e al tema della memoria, hanno deciso di progettare un laboratorio che potesse dare delle risposte. L’Assessorato all’educazione alla cittadinanza, pace, legalità e trasparenza ha dato un contributo al progetto, condividendone le intenzioni e la validità.
Crediamo sia necessario attraversare in modo comunitario questa memoria tragica perché non diventi mortifera per le nostre persone e per le nostre comunità territoriali. Crediamo che un gesto creativo collettivo scaturito da un ascolto profondo possa offrire alla nostra città quella condizione necessaria a sviluppare nuove visioni generative per il nostro futuro, visioni che, seppur immerse nel dolore, sanno cogliere la speranza che sta racchiusa in ogni tempo che siamo chiamati a vivere.

DI CHE COSA SI TRATTA
La mediazione umanistica usa un linguaggio che le è proprio, e che si sostanza della relazione tra le persone; solo in presenza del volto dell’altro è possibile riconoscere e accogliere dolore, solitudine, desideri, memorie, storie, attraverso quello che viene chiamato un “laboratorio di memoria generativa” che, in questo caso, si completa con un laboratorio progettato degli educatori museali della GAMeC per dare forma visibile attraverso gesti e azioni, al “peso” che è stato affrontato.
Questo percorso, gratuito, è strutturato in tre incontri, due con i mediatori umanistici e uno con l’educatrice museale della GAMeC, attraverso i quali i partecipanti possano sperimentare l’ascolto profondo di ciò che  l’isolamento non ha permesso di condividere.

QUANDO
Il percorso verrà attivato a Bergamo, presso la GAMeC, non appena le ordinanze permetteranno la riunione di più persone in uno spazio, salvaguardando le norme sanitarie.

PER CHI
Il percorso è rivolto a persone che hanno perso un amico, un’amica, un familiare, ma anche al personale socio sanitario che nelle strutture ospedaliere, nelle residenze per anziani, nelle comunità, è stato vicino a chi era in sofferenza, e a chi è deceduto. Entrambe queste condizioni, infatti, hanno con sé un alto portato di dolore, perché si ritiene che proprio nell’ascolto reciproco si possa trovare nuova forza per affrontare il tempo che viene.